• Alessio Borromeo

Sul Pit Bull e la credenza popolare



Non so quale strano ragionamento vi porti a pensare che un cane che ha aggredito un conspecifico avrebbe aggredito allo stesso modo una persona o, ancora peggio, un bambino.


Quando si legge dell'aggressione di un cane da parte di un suo simile, in via generale, l'aggressore viene additato come Pit Bull. Quando si va ad indagare in maniera più accurata, spesso, si scopre tutt'altro.


Per il momento prendiamo per buona l'ennesima notizia che riporta dell'aggressione da parte di un Pit Bull ad un conspecifico.


Vi spiego perché se invece di una cane ci fosse stata una persona, o un bambino, il Pit Bull non avrebbe aggredito.


Quando a scuola vi dicevano di studiare la storia, anche se questo non avrebbe avuto immediate ripercussioni sul lato pratico, non avevano tutti i torti. Studiare la storia ci aiuta a comprendere il presente.


Che faccio, vi tedio con la storia del Pit Bull?


La storia parte da antichi molossoidi che gli Assiri usavano sia per la guerra che per la caccia di grossi animali. Tali molossoidi orientali, pare, giunsero in Europa attraverso i Fenici e qui si diffusero rapidamente; vennero usati negli anfiteatri romani nei combattimenti con animali come tigri e leoni. I romani esportarono poi tali cani nei territori conquistati e, giunti in Inghilterra, vennero incrociati con cani di altra razza e vennero usati come “cane da macellaio”.


Nel XVII secolo comparve il termine Bulldog, ad indicare il cane usato contro i tori. Quando nell'ottocento i Bulldog vennero incrociati con i terrier inglesi si ottenne il Bull Terrier. Il Bull Terrier continuò ad essere selezionato da una parte perché rispondesse a precise caratteristiche morfologiche, dall'altra si intraprese una selezione per arrivare al combattente perfetto. Ciò che ne risultò aveva caratteristiche totalmente differenti dal Bull Terrier e a questo “nuovo cane” venne dato il nome di Pit Bull.


Mi fermo qui con la parte storica scusandomi con i puristi e gli storici per lo stringato, e sicuramente imperfetto, riassunto.


Ora che conoscete l'origine della razza passiamo alle lingue.


Sapete cosa significa Pit in inglese?


Se faccio tutto io, però, diventa una lezioncina frontale e le lezioni dalla cattedra non mi sono mai piaciute. Fate voi, siate attivi!


Andate nella barra degli indirizzi del vostro browser e scrivete traduttore, il primo risultato che vi apparirà sarà Google Translate. Nel riquadro a sinistra scrivete Pit, non dovete neppure dirgli da quale lingua volete tradurre, farà tutto da solo.


Cosa vi è apparso nel riquadro di destra?


Fossa.


Insomma, la sostanza che interessa noi è soltanto una: quando il Pit Bull manifesta aggressività lo fa nei confronti del propri simili e non delle persone. Siamo stati noi uomini ad aver selezionato tale caratteristica!


Nel 2019 - lo ribadisco per l'ennesima volta - prima di aprir bocca o prima di poggiare le dita sulla tastiera per scrivere un commento sui social, sarebbe opportuno informarsi. L'ignoranza non può più essere accettata.


Dietro ad un aggressione c'è la storia, la storia della razza.


Qualcuno potrebbe obiettare: “il Pit Bull di mio cugggino ha aggredito un anziano innocente!”


Certo, possono esistere Pit Bull che manifestano problemi di aggressività anche nei confronti delle persone, mentirei affermando il contrario.


Per quella che è la mia personale esperienza (che non fa in alcun modo statistica) l'incidenza non è diversa da quella che riscontra problemi di aggressività in tutte le altre razze.


Purtroppo, per quel che mi è dato sapere, non esistono dati ufficiali riguardanti le aggressioni nel nostro paese.

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