• Alessio Borromeo

La ricetta del successo


Oggi volevo parlarvi della ricetta del successo.


La ricetta del successo è semplice.


Il punto è questo…


Il successo è un gioco di sottrazioni.


Lasciate che vi spieghi.


Non è stato facile neppure per me, ma ad un certo punto ho capito.


NEL LAVORO CON UN CANE PROBLEMATICO, ED IL SUO PROPRIETARIO, INVECE CHE AGGIUNGERE BISOGNA SOTTRARRE.


Conosco persone che hanno un cane con molte problematiche: tira al guinzaglio, non torna al richiamo, non è in grado di rapportarsi correttamente con i conspecifici, morde le persone sconosciute.


C'è chi vorrebbe risolvere queste problematiche tutte insieme.


A meno che non vi siate rivolti a un mago, non è possibile!


È importante stabilire cosa si vuole (l'obiettivo primario, per intenderci).


Questo obiettivo deve darci una direzione, la direzione per arrivare alla meta.


L'obiettivo finale va scomposto in tanti sotto-obiettivi, tutti i sotto-obiettivi devono essere funzionali alla meta prefissata.


Facciamo un esempio.


Potrei insegnare un “terra”, un comando molto semplice, ad un cane che non sa eseguirlo. Potrei farlo in modo da risultare immediatamente efficace agli occhi del proprietario, il mio cliente.


Impiegare tempo per un “terra” vuol dire togliere tempo a qualcos'altro.


Qualcos'altro che potrebbe essere molto più importante per raggiungere il nostro obiettivo.


Allora quel terra è un esercizio che punta in una direzione diversa rispetto a quella che dovremmo seguire per arrivare alla nostra meta.


Capite quello che intendo?


La problematica comportamentale è il nostro blocco di marmo.


Noi dobbiamo iniziare a scolpire il marmo togliendo tutto quello che non è necessario (NEL MOMENTO CONTINGENTE) per arrivare alla scultura che ci siamo prefissi di realizzare.


La strada, per me, è semplice: se non è necessario non lo faccio, non lo insegno, non adesso.


So dove voglio arrivare e so riconoscere tutto quello che non fa parte dei sotto-obiettivi. So che quel “terra” è un semplice espediente che nulla ha a che fare con la meta prefissata, serve soltanto a mettere in evidenza le mie capacità.


Se ho davanti un cane che non ha una buona comunicazione con i conspecifici e il mio obiettivo primario, concordato con il proprietario, è quello di rendere il cane più socievole possibile non ha alcun senso insegnare un seduto, un terra, un resta, un richiamo, una rimessa al piede. Non ora.


La strada maestra è una sola: eliminare tutto quello che non è direttamente collegato alla meta.


Una volta “risolto” il problema della socialità stabilirò un nuovo obiettivo primario, lo scomporrò in tanti sotto-obiettivi e ricomincerò da capo.


Così facendo arriverà il momento del seduto/terra/resta, arriverà necessariamente.


Quando si lavora sulle problematiche comportamentali le cose facili - l'educazione di base - a volte arrivano solo alla fine.


Alla fine la ricetta del successo sta nel fare poche cose, fatte bene, compiendo le giuste scelte. Anche se queste non ci faranno brillare immediatamente, anche se queste porteranno ad avere risultati solo nel medio/lungo periodo, anche se queste porteranno a dover instaurare con il proprietario del cane, il mio cliente, un rapporto di vera fiducia.


Non è affatto semplice, tutt'altro.


Ma è il mio lavoro.

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