• Alessio Borromeo

Il cane dei Punkabbestia


Li vedete buttati per terra, gambe larghe sull'asfalto, testa reclinata sul guanciale di un muro, maglietta dei Sex Pistols, qualche bracciale, qualche catena al collo, jeans logori e stretti in fondo, stivali Gothic con le borchie o Dr. Martens; capelli viola, o verdi, o arancioni, o blu, rasati ai lati e con l'immancabile cresta.


Tra le labbra una “paglia” o, più spesso, quello che le generazioni passate chiamano spinello. Una canna, insomma. Odore di marijuana. Accanto a loro o tra le loro gambe un cane, spesso un Pit Bull o un suo derivato.

Il cane è totalmente rilassato, guarda i passanti e lascia che il mondo faccia il proprio corso. Nessuno, generalmente, ha il coraggio di avvicinarsi a quel cane e al suo proprietario, la gente è piena di preconcetti.

Quello è solo un Punkabbestia. Io l'ho fatto, di avvicinarmi a loro dico. Ero sotto i portici di Bologna, zona università. Non sono mai stato un Punk, non ne avevo il coraggio, ero solo uno come tanti. Non ero in aperto contrasto con le regole e lo stile di vita della società consumistica - non per come lo intendono loro, almeno - avevo un lavoro e un domicilio stabile, non fumavo e non indossavo abbigliamento eccentrico.

Da un pezzo, però, li osservavo. I Punkabbestia fino a qualche anno fa c'erano anche a Milano, li incontravo sia in centro, zona Duomo, che nei pressi della stazione Centrale. Mi fermavo lontano, mi sedevo da qualche parte e osservavo il loro andare e venire. Il cane era sempre al loro fianco, senza guinzaglio, scodinzolante e pronto a tornare immediatamente se si allontanava troppo, bastava un fischio.

Il guinzaglio era solo un vecchia corda raccattata chissà dove e usata quasi mai.

Quello che maggiormente mi affascinava era ciò di cui oggi parliamo tutti, LA RELAZIONE.

Ma torniamo a Bologna. Quella volta, semplicemente, mi avvicinai ad un gruppo di loro e feci dei complimenti per i cani, la reazione di uno di loro fu esattamente quella che mi aspettavo:

- vuoi un tiro?

- non fumo…

Si spostò e mi fece sedere al fianco del cane.

Lui, il cane, aprì gli occhi e mi guardo un attimo; poi riprese a dormire.

Iniziò un lungo pomeriggio fatto di parole e camminate. Camminate e camminate, spostamenti da un luogo ad un altro di Bologna, chilometri su chilometri macinati come nulla fosse.

Non starò a raccontarvi cosa ci siamo detti, magari lo farò un'altra volta.

Quello che mi interessa, qui, è farvi capire perché dico spesso che i cani dei Punkabbestia sono tra i migliori del mondo: equilibrati, forti, sereni.

Quel pomeriggi capii davvero.

La loro vita è un insieme di giornate, dall'alba al tramonto, e stop. La loro vita ha un senso.

Si muovono come farebbe un branco di lupi: ogni loro spostamento ha uno scopo preciso e avviene sempre sulla solita strada, quella più semplice e che comporta il minor dispendio di energie possibile.

Percorrono chilometri, quotidianamente, e lo fanno per la sopravvivenza. Si muovono allo scopo di procacciarsi il “pane quotidiano”. La loro predazione avviene in ambiente urbano, la meta una macelleria periferica che regala gli scarti della macellazione. E quando l'umano mangia non manca mai, mai, di condividere con il cane il proprio pasto.

Dopo mangiato ci si ferma qualche ora sotto i portici, si fa grooming, e dovreste vederlo il cane a pancia in su e l'umano che si occupa di coccolarlo, come fosse l'unica cosa che ha. Ed è cosi per davvero.

Poi è sera e si parte di nuovo, si torna a caccia. La sera è più complicato trovare da mangiare, un ristorante fuori mano che regala gli avanzi, però, si trova sempre. Magari è necessario andare lontano, non è un problema.

Dopo cena si torna sotto i portici, quelli del pomeriggio non sono gli stessi dove si dorme la sera.

Qualche Punkabbestia dopo il tramonto torna a casa, alcuni no; più che per necessità lo fanno per scelta. Sono “contro”, spesso anche contro la loro famiglia. Dormono li, dentro un sacco a pelo nel quale il cane si accomoda felice.

Il giorno dopo si ricomincia, dall'alba al tramonto, e stop.

Qualcuno potrebbe non apprezzare, non mi importa.

Da loro ho imparato cos'è LA RELAZIONE con il cane.

Nessuno potrà mai insegnarla. Loro non insegnano, non hanno bisogno di dimostrare.

Loro ti fanno vedere.

Guardatevi attorno, scoprite mondi nuovi. Migliori.

0 visualizzazioni

© 2020 - Tutti i diritti sono riservati.
Balanced Dogs di Alessio Borromeo

P.IVA IT 01590050199

  • Instagram - Black Circle
  • Facebook - Black Circle
  • YouTube - Black Circle