• Alessio Borromeo

Il cane che vorrei (ma non ho)



Quando lo guardi, quanto è forte la delusione per non avere davanti a te il cane che ti eri immaginato, che hai sognato per anni?

Lo vediamo tutti i giorni, il cane è li, non può fare altro, lui dipende da noi. Dobbiamo esserne consapevoli, consapevoli sempre.

Capita di prendere un cane, un cane dal quale ci aspettiamo delle cose, soprattutto noi addetti ai lavori. Ma chiunque decida di prenderne uno nutre delle aspettative, se non specificatamente verso il cane, quel cane, le nutre verso la relazione, verso il rapporto che vorrebbe avere con lui.

Lo sappiamo tutti quanto le aspettative possano essere alte, forti, pregne; tutti noi che abbiamo un cane sappiamo quanto si possa entrare in fibrillazione quando decidiamo, e comunichiamo a noi stessi: voglio un cane o voglio un altro cane.

In quel momento parte tutto, da quell'istante gran parte della nostra energia, anche inconsciamente, sarà dirottata verso quella nuova vita di cui stiamo per farci carico, verso la quale ci assumeremo per sempre oneri e onori. E allora è come se tutto si fermasse e noi dovessimo concentrarci solo su quello. Per quanto l'arrivo del nuovo cane possa essere futuro, anche futuro non imminente, ogni secondo di pausa, di stop, sarà dedicato a lui. O così vorremmo credere, e probabilmente vorremmo fosse così davvero; ma no, il pensiero si infiltrerà in ogni secondo della nostra esistenza, sarà un chiodo che batte sul cervello, volenti o nolenti.

Cominceremo ad avere dei dubbi, non ci sentiremo all'altezza, ci chiederemo se la scelta è quella giusta. Qualcuno realizzerà il sogno della vita, avrà il cane che desiderava da sempre, il cane di quella razza li, comprato in quell'allevamento li, con il quale farà quella cosa li. Si sarà preparato, avrà già trovato un campo di addestramento dove c'è il contesto giusto e l'addestratore giusto che insegna proprio in quel modo li, quella disciplina li. Qualcuno, invece, andrà in canile dove sentirà bruciare il sacro fuoco dell'adozione; erano anni che lo desiderava, erano anni che si diceva che prima o poi avrebbe dovuto salvare una vita, quella stessa vita che qualcun altro non aveva voluto con se. Qualcuno, ancora, sceglierà quel cane che da qualche settimana, o mese, gira sui social. Lo ha visto e se ne è innamorato, è andato a dormire e lo ha sognato. Ogni volta che scorre la home se lo ritrova spiattellato in faccia, non vi è alcuna possibilità, quello è, e sarà, il suo cane.

Fatelo, fatevi divorare dal fuoco e dalla passione, fatelo, per l'amor del cielo fatelo!

Fatelo però con coscienza, metteteci almeno un po' di raziocinio, provate a girare la manopola dell'amore, abbassate il volume, siate lucidi almeno un po'. Provate a capire se è il cane giusto per voi, ne va della sua esistenza e pure della vostra. Perché, lo dicevo all'inizio, lui è li, non può fare altro, lui dipende da noi. Però fatelo, fatevi ardere, è l'unica strada possibile!

E dopo tutto questo siamo a casa e ai nostri piedi abbiamo un cane, esattamente quello che volevamo o che cercavamo, cucciolo o adulto che sia. Tutto le nostre aspettative, ora, sono li che ci guardano con quegli occhi che solo lui.

E allora cominciamo, adesso cominciamo.


Le prime passeggiate al parco, i primi giochi, le prime interazioni con altri cani, le prime coccole.

Guardiamo il nostro nuovo compagno di vita e ci accorgiamo che non è tutto come dovrebbe essere, o come ci immaginavamo che fosse. Però no, sarà solo un attimo poi passa. È arrivato da poco e avrà bisogno di ambientarsi. I giorni passano, le uscite proseguono, i momenti in cui il tarlo si fa strada sono sempre di più. Il cane è pauroso, troppo pauroso, si spaventa della sua ombra; a volte mostra i denti, ringhia, si quello era proprio un ringhio. Ma passa, è la situazione, non voleva ringhiare, è che non sa come si fa, ha sbagliato, voleva sorridere, anzi, forse era proprio un sorriso.

Lo porto al campo di addestramento dove c'è quell'addestratore li. Lui lo guarda, lo studia, gli si avvicina, fa per accarezzarlo. La coda in mezzo alle gambe, indietreggia, ringhia. (Ah, no, sorride).

Ok, non ci sono più dubbi, o forse si, è l'addestratore che non è capace.

Però ora il tarlo fa il suo, tarla. Buca. Scava.

Se mi aspettavo di fare, con il cane, quella disciplina che tanto amo, beh, sarà un colpo, un duro colpo.

Immaginatevi un cane da pastore che ha paura delle pecore, e io volevo fare sheepdog. Immaginatevi un cane che per sport avrebbe dovuto mordere, la manica o il costume, e invece ha paura di se stesso. Immaginatevi.


Se mi aspettavo di fare delle lunghe passeggiate in montagna con il mio cane, di lasciarlo giocare libero con gli altri cani che avremmo incontrato lungo il sentiero. Oppure, più semplicemente, mi aspettavo di portarlo al parco, di giocare con lui, di lasciarlo interagire con i suoi simili e poi chiamarlo e vederlo arrivare felice verso di me. Un cane normale. Se mi aspettavo di fare tutto questo sarà un colpo, un duro colpo. Mi ritrovo con un cane aggressivo, che non può interagire con i suoi simili e che non posso liberare dal guinzaglio perché si avventerebbe contro il primo che passa. Che non posso neppure fermarmi a parlare sul marciapiede con chicchessia perché il cane ringhia, perché ormai è un ringhio, non può essere un sorriso. Ecco, tutte le aspettative sono andate in frantumi.

Adesso non so cosa fare, sono spaesato, affranto. Ci provo, perché devo farcela, devo riuscire da solo a sistemare tutto, ne va del mio orgoglio. Però non ci riesco, guardo quell'ammasso di pelo dormire nella sua cuccia e non posso credere che faccia quel che fa.

​Insisto, insisto, insisto, insisto.

Non ci riesco.


Stop, fermate tutto, spegnete la macchina da presa, uscite dal set.

Tutto quello vi ho raccontato fin qui è successo a tante persone, tante. È successo a persone normali, a proprietari normali, ma è successo anche a qualche professionista. E non starò a raccontarvi com'è andata, questa storia non ha una fine. Qui dovete cancellare tutto, fare tabula rasa. Non dovete più pensare alle aspettative, a quello che immaginavate. Qui dovete prendere la realtà e guardarla in faccia, dritta negli occhi. Quelli stessi occhi che solo lui. Cancellate tutto, prendete il vostro cane, e (semplicemente) provate a viverlo. Perché il cane voi lo vedete tutti i giorni, lo vedete ma non lo state guardando. Guardatelo, prendete tutto il positivo che c'è, e c'è, e da li ricostruite; chiudendo il fottuto orgoglio in un cassetto. Fatevi aiutare, c'è chi può e sa farlo. Cercatelo. Cercatelo con lo stesso impegno con cui, all'inizio, avete cercato quel cane che vi guarda e che voi, adesso, almeno un po', odiate. Giratela quella medaglia. E se cercate bene, costui, colui che può aiutarvi, potrete trovarlo addirittura dentro di voi. O forse no.

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Balanced Dogs di Alessio Borromeo

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